I genetisti italiani hanno realizzato, attraverso il paziente metodo scientifico e non religioso o dogmatico, che con incroci, mutazioni e selezioni, quel patrimonio agricolo che oggi chiamiamo "tipico" cambia continuamente. Perché non è sempre esistito così come lo conosciamo; varietà che erano tipiche 100 anni fa, oggi magari non esistono più. E molte varietà odierne, 100 anni fa non c'erano: spesso, quelle vecchie sono state soppiantate da nuove migliori o, sono scomparse, distrutte da virus, batteri, funghi, parassiti. Ma sarebbe sbagliato pensare che le varietà di oggi non possano essere migliorate, o che siano immuni da attacchi di agenti patogeni e dal rischiare l'estinzione.
La produttivita` dei meli valdostani è ridotta di 2/3 a causa di un maggiolino che si ciba delle radici porta-innesto. Il vitigno piemontese Barbera è molto sensibile alla flavescenza dorata, un'infezione veicolata da un'insetto, e molti vigneti hanno perso anche la totalita` del raccolto. Di raccolto del padano riso Carnaroli se ne perde ogni volta al meno un quarto a causa di un fungo che attacca il collo della pianta, interrompendo il flusso di carboidrati alla granella. Un buon piatto genovese di pasta al pesto contiene sino a 600 volte la quantità suggerita dalla scienza migliore (e imposta da alcuni autorità estere) di metil-eugenolo, un potente cancerogeno presente nelle piante ancora giovani di basilico, che sono le piu` indicate per preparare il pesto. E 20 anni fa la Campania era leader indiscussa nella produzione del pomodoro S. Marzano, con oltre il 35% del totale nazionale, oggi scesa al 3% a causa di una virosi causata dal virus Mosaico del Cetriolo.
La via biologica alla risoluzione di questi problemi è, generalmente, o inefficace o dannosa: l'impiego di un fungo parassita della larva del maggiolino valdostano ha comportato un notevole danno ambientale a causa della diffusione di pericolose aflatossine nel terreno. E anche la via tradizionale (massiccio uso di insetticidi nei vigneti, fungicidi nelle risaie) non è risultata soddisfacente ed e` molto dannosa per l'ambiente e l'uomo. Eppure, oggi, una possibile via risolutiva esiste: l'ingegneria genetica.
Si potrebbe integrare nella pianta porta-innesto del melo valdostano un gene che le conferisca resistenza al maggiolino: la mela non conterrebbe alcuna modificazione genetica e non dovrebbe neanche essere classificata come Ogm. Nel vitigno Barbera potrebbe inserirsi un gene che lo renda resistente alla flavescenza dorata. Ed è stato già individuato nel mais il gene che renderebbe il Carnaroli inattaccabile al fungo venefico. Così come è già stato isolato il gene che conferirebbe al S. Marzano resistenza al virus del Mosaico del Cetriolo. Né bisognerebbe trascurare la possibilità di rendere silenti i geni che fan produrre metil-eugenolo al basilico. E' quasi certo che questi interventi, in quanto effettuati su un singolo gene (dei migliaia esistenti) lascino inalterata la varietà agricola, sia dal punto di vista organolettico che da quello nutrizionale. Certamente molto di più di interventi, oggi permessi e praticati, quali incroci o mutagenesi indotte.
L'agile libro "Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani" (21mo Secolo, editore), recentemente uscito nelle librerie e che annovera tra gli autori Francesco Sala, Direttore degli Orti Botanici dell'università di Milano, raccoglie alcune decine di schede su altrettanti prodotti tipici nostrani ai quali l'ingegneria genetica potrebbe offrire, con interventi minimi, l'opportunità di miglioramenti mirati, circoscritti e consapevoli. Esattamente come hanno già fatto gli americani con la Papaya Hawayana, prodotto tipico di quelle isole, a rischio di estinzione a causa di un virus: i genetisti della Cornell University l'hanno resa inattaccabile da quel virus. Non sembra irragionevole sperare che anche in Italia ci si serva della genetica moderna, valutando caso per caso cosa essa possa offrire, anziché osteggiarla ideologicamente a priori: è verosimile che l'insana utopia dei Pecoraro Scanio di un Paese Ogm-free, ove realizzata, ci tagli fuori dal mercato del mondo. Si vedono già le conseguenze della politica agricola suicida dei passati governi: sembra incredibile, ma oggi la Sicilia importa arance dall'Egitto.